SAN CARLO LWANGA E COMPAGNI – GIOVEDI’ 9^ SETTIMANA T.O –  Mc 12,28-34 Non c’è altro comandamento più grande di questi

… il VECCHIO FARISEO COMMENTA….

 

Dal Vangelo secondo Marco 12,28-34

In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». Gesù rispose «Il primo è “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi». Lo scriba gli disse «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici». Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo. Parola del Signore

 

Mediti…AMO

Memoria dei santi Carlo Lwanga e dodici compagni, martiri, che, di età compresa tra i quattordici e i trent’anni, appartenenti alla regia corte dei giovani nobili o alla guardia del corpo del re Mwanga, neofiti o fervidi seguaci della fede cattolica, essendosi rifiutati di accondiscendere alle turpi richieste del re, sul colle di Namugongo in Uganda furono alcuni trafitti con la spada, altri arsi vivi nel fuoco.

Tra il 1885 e il 1887, in Uganda i cristiani subirono una violenta persecuzione. Le vittime furono un centinaio. Tra loro Carlo, domestico del re Muanga dell’antico regno indipendente del Buganda, bruciato vivo insieme a dodici compagni il 3 giugno 1886.

Carlo Lwanga, capo dei paggi reali, era stato battezzato durante l’evangelizzazione attuata dai Padri Bianchi, fondati dal cardinale Lavigerie. Inizialmente la loro opera, avviata nel 1879, venne ben accolta dal re Mutesa così come dal successore Muanga, che però si fece influenzare dal cancelliere del regno e dal capotribù.

Tanto che decise la soppressione fisica dei cristiani, alcuni dei quali uccise con le proprie mani. Oggi il calendario ricorda ventidue martiri dell’Uganda, beatificati il 6 giugno 1920 da Benedetto XV e canonizzati da Paolo VI l’8 ottobre 1964. A loro è stato inoltre dedicato un grande santuario a Namugongo consacrato da Paolo VI nel 1969.

Ma veniamo al testo odierno.

Erano 613 i precetti da osservare, tantissimi…troppi. Diventava difficile addirittura sopravvivere. La domanda che oggi pone lo scriba era una di quelle domande classiche che i discenti ponevano ai rabbini durante lo studio della Scrittura.

Oggi interroga Gesù uno scriba, detentore della corretta interpretazione della Legge. Alla risposta che da Gesù, lo scriba risponde come insegnava una delle due maggiori scuole di pensiero di Gerusalemme, quella di Rabbì Hillel: L’AMORE A DIO E L’AMORE AL PROSSIMO.

Ma come amare Dio, fino a che punto? Come amare il prossimo? Chi è il prossimo? Gesù ascolta la dotta risposta dello scriba e conclude il discorso dicendo: non sei lontano dal Regno. Il povero scriba è spiazzato. Attendeva una discussione teologica. Si era preparato bene, era pronto a fare sfoggio della propria competenza, della propria cultura. I farisei affermavano che i precetti avevano tutti e 613 la stessa importanza e si dovevano rispettare tutti allo stesso modo.

Ma Gesù gli insegna che ciò che è essenziale della Legge, è AMARE DIO, AMARE SÉ STESSI E AMARE IL PROSSIMO. Solo che noi facciamo fatica a capire in cosa consiste l’amore. Dio, invece, che l’ha creato, ne sa qualcosa di più e ci chiede di amarlo al meglio delle nostre capacità.

E per essere capaci di far ciò, per primi dobbiamo lasciarci amare. Perché solo sperimentando in noi l’amore di Dio, di cui Gesù ce ne ha mostrato il modo, diventiamo capaci di amare Lui, noi stessi e gli altri. E questo lo scriba, con tutta la sua dotta sapienza, mondana, non lo aveva capito affatto. Ma questa domanda ha antiche radici nel Vecchio testamento. La risposta di Gesù allo scriba che gli chiedeva “Qual è il primo dei comandamenti”, va vista nel contesto biblico dei Libri del Deuteronomio e del Levitico, che sono Libri Canonici dai quali essa è stata tratta.

Nel Capitolo 4’ del Libro del Deuteronomio IL SIGNORE ORDINA AL SUO POPOLO CHE ALLA SUA LEGGE NULLA SI AGGIUNGE E NULLA SI TOGLIE. Nel Capitolo 5’ viene riproposta tutta la Legge del Sinai.

Nel Capitolo 6’ viene comandato di amare il Signore con tutto il cuore. Il significato è uno solo: amare il Signore è amare tutta la volontà di Dio manifestata, non solo quella contenuta nelle Tavole della Legge, ma ogni altra Parola di Dio data per mezzo dei profeti.

PER OBBEDIRE ALLE PAROLE SUCCESSIVE DI DIO SI DEVE PERÒ SEMPRE PARTIRE DALL’OSSERVANZA DELLA LEGGE DEL SINAI CHE SONO I DIECI COMANDAMENTI. Quando i Comandamenti non vengono osservati, nessun’altra Parola di Dio potrà essere né accolta e né osservata.

NE DISCENDE CHE SE LA PAROLA DI CRISTO NON È ACCOLTA, CIÒ AVVIENE PERCHÈ NON SI OSSERVA LA PAROLA DI DIO.

Chi vive senza la Legge Antica e senza gli Antichi Profeti, mai potrà vivere nella Parola di Cristo Gesù, che è il compimento perfetto di ogni Parola precedente del Padre.

Nel Libro del Levitico, nei Capitoli 18, 19 e 20, VIENE DATA AL POPOLO DEL SIGNORE LA LEGGE DELLA SANTITÀ “siate santi perché io il Signore vostro Dio SONO SANTO”.

E se Dio è Santo, anche il suo popolo deve essere santo e deve manifestare al mondo la santità del suo Dio, vivendo tutta la Legge della Santità.

È la Legge che prevede ogni relazione tra gli uomini. Non è il singolo che decide come amare il prossimo, ma è Dio che lo decide e stabilisce come farlo in ogni singola relazione.

E allora se sei nella sua Legge di Santità, sei santo come Dio è Santo. Ma se non sei nella sua Legge, allora non sei santo.

Non dimentichiamo che in questo codice divino prossimo è anche lo straniero. Non vi è alcuna differenza tra l’amore riservato ai figli del suo popolo e quello da dare ai figli di altri popoli. L’uomo è uomo a qualsiasi popolo o nazione appartenga e va amato come il Signore ama Israele, secondo la Legge data a Israele. Fare distinzione tra uomo e uomo significa allora non amare l’uomo secondo la volontà del Signore, secondo la sua Legge. Questa verità deve essere chiara al nostro spirito e alla nostra mente.

Lo sfacelo e la distruzione dell’amore nel mondo moderno consiste nell’aver cancellato il Codice della Sanità e le due Tavole della Legge.

Amare Dio con tutto il cuore, tutta la mente, tutte le forze, tutta l’anima, non significa amarlo secondo il nostro modo di pensare: questo non è amore.

Credo che noi possiamo comprende cosa il Signore chiede al suo popolo cambiando parola. Anziché usare la parola: “amore”, sostituiamola con la parola “obbedienza”. Solo così tutto diviene limpido…”Obbedirai al Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutte le tue forze”.

E amerai il prossimo tuo come te stesso “obbedendo a tutto il Codice di Santità che il Signore ti ha dato e alla Seconda Tavola della sua Legge”. Nulla nell’amore verso Dio e verso il prossimo è lasciato alla libera iniziativa dell’uomo. Tutto è obbedienza alla Legge dell’AMORE E DELLA SANTITA’ DI DIO.

Una sintesi stupenda la vediamo coincidere con il nome stesso di Dio: AMORE CHE, dice Dante Alighieri – MUOVE IL SOLE E L’ALTRE STELLE”, l’amore che è il nome stesso di Dio (Gv 16,4). E l’amore di Dio – in lingua ebraica è RAHAMIN che significa grembo materno, grembo che dà la vita. Sì, amare implica spesso anche sacrifici, ma ciò che conta è l’essenza dell’amore stesso che è dono vita stessa donata all’Infinito e dall’Infinito Iddio continuamente ricevuta.

Sia Lodato Gesù, il Cristo!