30.03.2023 GIOVEDI’ 5′ SETTIMANA QUARESIMA A – GIOVANNI 8,51-59 “Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno”.

«Fermatevi nelle strade e guardate, informatevi circa i sentieri antichi, dove sta la strada buona e prendetela, così troverete pace per le anime vostre». Geremia 6,16

Pietro Saltarelli… il VECCHIO FARISEO COMMENTA…. “In illo tempore: dixit Iesus…”

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Dal Vangelo secondo GIOVANNI 8,51-59

+In quel tempo, Gesù disse ai Giudei «In verità, in verità io vi dico “Se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno”». Gli dissero allora i Giudei «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?». Rispose Gesù «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite “È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia». Allora i Giudei gli dissero «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono». Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio. Parola del Signore

 

Mediti…AMO

Ormai il potenziale dialogo tra farisei e Gesù si è trasformato in controversia; non c’è più disponibilità a comunicare.

Rimane solo un conflitto strategico, volto a difendere le proprie posizioni.

I farisei, i giudei presenti si sono irritati perché gli sembra sia stata sminuita la loro discendenza da Abramo.

Provocatoriamente ribadiscono a Gesù che egli pretende di essere addirittura più di Abramo, il padre nella fede.

Cosa effettivamente determina l’epilogo di ogni disponibilità a comunicare è l’accenno alla Risurrezione.

C’è un’espressione velata (“…se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno“) che introduce questo tema. E, se la domanda “Tu chi sei?” che Giovanni ci ricordava ieri, sembrava aprire uno spiraglio, oggi quel “Chi credi di essere?” non lascia più dubbi sull’attendibilità del Maestro di Nazareth.

Gesù non è più credibile, addirittura si trastulla con temi che sono assolutamente da rifiutare: la resurrezione.

La possibilità della Risurrezione, infatti, non è considerata dai farisei. Non è lecito pensare ad una vita che sa andare oltre la morte.

A questo punto ogni parola di Gesù è sentita come frutto della sua presunzione. Ed egli non merita di vivere, è un pericolo. Nella mente di questi, si formula chiara l’idea di eliminarlo.

Ma noi sappiamo bene che Gesù non promette di allungare la vita né s’impegna a riempirla di cose vane e vuote.

La sua promessa sfida l’umana ragione ed incontra obiezione di quelli che non credono in lui “…ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti”.

E si chiedono con quale autorità Gesù possa promette una vita senza fine?

Nessun uomo sensato farebbe una cosa simile. Certamente, l’obiezione dei Giudei scaturisce dall’esperienza, oltre che dal buon senso, il quale ci dice che, ad un certo momento, la morte viene e copre ogni cosa, soffoca ogni progetto, spegne ogni speranza.

E umanamente la vita scompare sotto terra, perché la morte non lascia nulla dietro di sé, se non qualche ricordo, che col passare egli anni diventa sempre più vago, fino a scomparire nell’eternità.

Insomma l’obiezione che essi pongono è certamente e assolutamente sensata, più che ragionevole.

Ecco perché i discorsi di Gesù, anziché entrare nel cuore dei giudei, per portare una ventata di speranza, si scontrano con l’ottusità del preconcetto che è radicato in loro: Dio non può farsi piccolo, non può mettersi al nostro stesso livello e chi osa paragonarsi a Lui, certamente merita la morte.

Per questo motivo il Signore non solo rischia la lapidazione, ma viene addirittura scambiato per un indemoniato.

Ma Gesù non è venuto per confermare quello che già sappiamo UMANAMENTE. Ma è venuto per aprire i nostri occhi su un orizzonte che mai avremmo potuto immaginare SENZA DI LUI.

Egli, infatti, viene a dirci che quel desiderio ostinato di vita che palpita nella nostra povera carne, non è un’illusione né un’ingenua pretesa MA UNA PAROLA CHE DIO HA SEMINATO NEL CUORE DI OGNI UOMO.

Fratelli e Sorelle, ben sappiamo che è il mistero dell’Incarnazione la pietra d’inciampo, l’evento inaccettabile e incomprensibile in un contesto religioso dove l’onnipotenza di Dio non poteva sfiorare la debolezza umana.

Gesù Cristo ha scandalizzato gli uomini del suo tempo, ed essi hanno cercato e voluto dimostrare che aveva torto, che non era vero che era Dio, che era semplicemente un uomo come noi.

 

 

 

 

 

 

 

Per non morire, basta osservare l’insegnamento di Gesù, osservarlo per intero.

Eppure quante volte per far bella figura ci scusiamo, davanti all’opinione pubblica e davanti a noi stessi, dicendo che rispettiamo quest’insegnamento, ma in parte.

Facendo ciò, non conosciamo Dio, perché non consideriamo le sue esigenze. Il Nuovo Testamento è il complemento e, insieme, il compimento dell’insegnamento dell’Antica Alleanza.

Non possiamo capire del tutto l’Antico Testamento se non lo leggiamo con il Nuovo Testamento come un tutto.

Ma il Nuovo Testamento non sarà comprensibile in tutte le sue implicazioni se lo leggiamo separatamente. Gesù ricorda oggi l’unità dei due Testamenti.

Gli interlocutori di Gesù non vogliono prendere atto di ciò. Ne hanno semplificato la prospettiva, e si sono trovati in errore.

Abramo ne possedeva invece la prospettiva globale, perché, grazie alla sua fede, guardava verso l’avvenire, verso il Messia.

Gesù è il Messia promesso, atteso, colui che salverà Israele, ma gli Ebrei non ci credono.

Si ostinano a guardare soltanto alla vita terrena, nel suo circolo chiuso che va dalla nascita alla morte, mentre la vita eterna, di cui parla Gesù, comincia con la nascita nell’acqua e nello spirito ed è infinita.

Per giungere a questa vita eterna, bisogna osservare per intero l’insegnamento di Gesù, credendo, con tutte le nostre forze, alla promessa di Gesù “…Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10).

Eccolo il problema: l’Incarnazione.

L’Incarnazione è stata una pietra di inciampo per gli uomini del suo tempo e lo è per l’uomo moderno.

Non mancano infatti coloro che tentano di annoverare Gesù tra i grandi della storia negando di conseguenza la sua natura divina.

MA LA GRANDEZZA INCOMMENSURABILE ED ETERNA DI DIO CONSISTE NELL’ESSERSI FATTO PICCOLO, LA SUA ONNIPOTENZA NELL’ESSERSI INCARNATO, LA SUA ETERNITÀ NELL’ESSERSI FATTO TEMPO.

Per riconoscere, nel figlio del falegname di Nazareth, quel “Io Sono”, accorre demolire ogni forma di pregiudizio, aprire il cuore e la mente alle novità DI UN DIO CHE SUPERA, SEMPRE E OVUNQUE, GLI ANGUSTI ORIZZONTI UMANI.

Qualcuno ha detto che non c’è nulla di più difficile da convertire che una “persona devota” perché alla fine crede solo in sé stessa.

Ed è esattamente la tragedia vissuta dal mondo giudaico, che era “chiuso in sé stesso”, e non ha riconosciuto la presenza di Dio, condannando a morte un innocente.

È accaduto agli uomini di allora, accade all’uomo d’oggi, continuerà ad accadere all’uomo che verrà nei secoli.

Chiediamo oggi allora, LA GRAZIA di vivere e morire, portando sempre nel cuore la speranza della beata eternità.

E quando il cielo si oscura, chiediamo a Maria di prenderci per mano per non smarrire la strada che conduce all’incontro con il Dio della nostra vita.

Ragioniamoci sopra…

Il Signore IDDIO ti Benedica

E tu Prega il Signore per me… Fratello che Leggi…

Sia Lodato Gesù, il Cristo!