29.09.2022 GIOVEDI’ SANTI ARCANGELI MICHELE, GABRIELE E RAFFAELE – GIOVANNI 1,47-51 “Vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo”.

… il VECCHIO FARISEO COMMENTA…. In illo tempore: dixit Iesus…

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Dal Vangelo secondo GIOVANNI 1,47-51

In quel tempo, Gesù, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!». Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo». Parola del Signore

 

Mediti…AMO

Festa dei santi arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele.

Nel giorno della dedicazione della basilica intitolata a San Michele anticamente edificata a Roma al sesto miglio della via Salaria, si celebrano insieme i tre arcangeli, di cui la Sacra Scrittura rivela le particolari missioni: giorno e notte essi servono Dio e, contemplando il suo volto, lo glorificano incessantemente.

Il Martirologio commemora insieme i santi arcangeli. La Bibbia li ricorda con specifiche missioni:

  • Michele avversario di Satana,
  • Gabriele annunciatore
  • e Raffaele soccorritore.

Prima della riforma del 1969 si ricordava in questo giorno solamente san Michele arcangelo in memoria della consacrazione del celebre santuario sul monte Gargano a lui dedicato.

Il titolo di arcangelo deriva dall’idea di una corte celeste in cui gli angeli sono presenti secondo gradi e dignità differenti.

Gli arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele occupano le sfere più elevate delle gerarchie angeliche.

Queste gerarchie angeliche hanno il compito di preservare la trascendenza e il mistero di Dio. Nello stesso tempo, rendono presente e percepibile la sua vicinanza salvifica.

  • MICHELE (Chi è come Dio?) è l’arcangelo che insorge contro Satana e i suoi satelliti (Gd 9; Ap 12,7; Zc 13, 1-2), difensore degli amici di Dio (Dn 10,13.21), protettore del suo popolo (Dn 12,1).
  • GABRIELE (Forza di Dio) è uno degli spiriti che stanno davanti a Dio (Lc 1, 19), rivela a Daniele i segreti del piano di Dio (Dn 8,16 e 9, 21-22), annunzia a Zaccaria la nascita di Giovanni Battista (Lc 1, 11-20) e a Maria quella di Gesù (Lc 1,26-38).
  • RAFFAELE (Dio ha guarito), anch’egli fra i sette angeli che stanno davanti al trono di Dio (Tb 12,15 e Ap 8,2), accompagna e custodisce Tobia nelle peripezie del suo viaggio e gli guarisce il padre cieco.

La Chiesa pellegrina sulla terra, specialmente nella liturgia eucaristica, è associata alle schiere degli angeli che nella Gerusalemme celeste cantano la gloria di Dio (Ap 5, 11-14. Ma ce lo ricorda anche molto chiaramente il sacro Concilio ecumenico Vaticano II, in quella splendida Costituzione sulla sacra liturgia, che è la «Sacrosanctum Concilium», al n.8).

Gli Angeli sono esseri misteriosi, e in forma misteriosa ne parla il profeta Daniele nella celebre profezia sul Figlio dell’uomo che la liturgia ci fa leggere oggi:

  • Un fiume di fuoco scendeva dinanzi a lui; mille migliaia lo servivano e diecimila miriadi lo assistevano“.

Daniele non nomina gli Angeli: parla di fuoco, di migliaia, di miriadi di miriadi… Sono veramente esseri misteriosi.

Anche se noi li rappresentiamo come uomini dal viso soave e dolce, nella Scrittura invece appaiono come esseri terribili, che incutono timore, perché sono la manifestazione della potenza e della santità di Dio, che ci aiutano ad adorare degnamente:

  • A te voglio cantare davanti ai tuoi angeli, mi prostro verso il tuo tempio santo“.

Come preghiamo nel prefazio di oggi

  • Signore, Padre santo, negli spiriti beati tu ci riveli quanto sei grande e amabile al di sopra di ogni creatura“.

Nella visione di Daniele non sono gli Angeli gli esseri più importanti: vediamo più avanti “uno, simile ad un figlio d’uomo” ed è lui, non gli Angeli, ad essere introdotto fino al trono di Dio, è a lui che egli “diede potere, gloria e regno”, è lui che “tutti i popoli serviranno”.

La stessa cosa vediamo nel Vangelo: gli Angeli sono al servizio del Figlio dell’uomo.

Vedrete i cieli aperti e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell’uomo” dirà Gesù, facendo allusione sia a questa visione di Daniele sia alla visione di Giacobbe, che nel sonno vede gli Angeli salire e scendere sul luogo dove è coricato e che dà il senso della presenza di Dio in tutti i luoghi della terra.

Gli Angeli di Dio sono dunque al servizio del Figlio dell’uomo, cioè di Gesù di Nazareth.

Ma attenzione!!!

La nostra adorazione non è rivolta agli Angeli, ma a Dio e al Figlio di Dio.

Gli Angeli sono servitori di Dio che egli, nella sua immensa bontà, mette al nostro servizio e che ci aiutano ad avere un senso più profondo della sua santità e maestà e contemporaneamente un senso di grande fiducia, perché questi esseri terribili sono al nostro servizio, sono nostri amici.

Come rapportarci con loro? Ci dobbiamo rapportare nel modo giusto. Perché non siamo persone, che pensano che la vita si giochi tutta qui. Siamo persone che hanno compreso che non tutto ciò che vediamo è reale E CHE NON TUTTO CIÒ CHE È REALE È VISIBILE.

E siamo persone che non riducono l’uomo ad un essere che si è “fatto da solo” e che nulla deve a Dio.

Allora, Fratelli e Sorelle se:

  • sentiamo di essere in pericolo, attanagliati dalla tenebra? Invochiamo san Michele.
  • dobbiamo dare o ricevere qualche notizia o capire cosa voglia Dio dalla nostra vita? Ci sostiene san Gabriele.
  • abbiamo necessità di una guarigione profonda dell’anima e del corpo? Interviene Raffaele.

ESAME DEL TESTO EVANGELICO

  • Vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo” (1,51).

Queste parole presentano gli angeli come creature celesti che riconoscono l’assoluta centralità di Gesù, il Verbo fatto carne. È GESU’ la scala che unisce Cielo e terra, l’unico Mediatore tra Dio e gli uomini.

Gli arcangeli partecipano attivamente a questa storia di salvezza, sono inviati come messaggeri per annunciare le promesse di Dio (Gabriele), sono chiamati a sostenere l’umanità nella sua lotta contro il male (Michele), sono invitati ad alleviare le sofferenze che accompagnano la vita dell’uomo (Raffaele).

Gli arcangeli non sono un simbolo, come afferma chiaramente il Catechismo della Chiesa Cattolica, al n. 328:

  • L’esistenza degli esseri spirituali, incorporei, che la Sacra Scrittura chiama abitualmente angeli, è una verità di fede. La testimonianza della Scrittura è tanto chiara quanto l’unanimità della Tradizione”.

Ma vediamo anche come brilla il simbolismo nel testo.

Il sogno di Giacobbe (Gen 28,10-17), la scala misteriosa su cui salgono e scendono gli angeli del Signore, SI REALIZZA PIENAMENTE IN CRISTO QUANDO VIENE “ELEVATO” (Gv 3,14) IN CROCE.

LA CROCE, ALLORA, DIVENTA LA SCALA CHE UNISCE IL CIELO ALLA TERRA MENTRE ABBRACCIA L’INTERA UMANITÀ, IL PONTE, SECONDO L’IMMAGINE CARA A SANTA CATERINA DA SIENA, GETTATO DALL’INFUOCATO AMORE DI DIO PER RAGGIUNGERE L’UOMO.

Il salire e scendere è un richiamo alla realtà umana e divina di Gesù. Egli, pur essendo tra gli uomini, è in comunione col Padre, è il “luogo” dove si manifesta il Padre, è la “casa di Dio“, è la “porta del cielo“(Gen 28,17).

L’originaria, paradisiaca comunicazione fra il Creatore e la creatura viene ristabilita sulla croce.

Dalla croce, come da fonte inesauribile, sgorga il flusso divino che purifica e divinizza l’uomo.

Dalla croce Cristo manda lo Spirito che rinnova la faccia della terra.

Dio ha tracciato in Cristo la via maestra per giungere fino a noi e l’uomo la percorre riconoscente pieno di stupore.

Su questa via camminiamo insieme, preceduti da Cristo, confortati dalla tenerezza della Madre di Dio, sostenuti dalla intercessione dei santi arcangeli:

  • da san Michele, “forza di Dio”,
  • da san Raffaele, “medicina di Dio”,
  • da san Gabriele “l’inviato di Dio” PER ANNUNCIARE ANCHE A NOI OGGI CHE DIO HA POSTO LA SUA TENDA FRA NOI.

Ecco allora che l’incontro con Gesù non limita, né condiziona la vita di chi si avvicina a lui.

Semmai apre gli occhi e il cuore, per inserirci in un orizzonte infinitamente più grande di noi.

Inizia qui la storia della singolare fraternità che si è creata attorno a Gesù e che ancora oggi continua nel mondo e che i Vangeli ci raccontano con una infinità di particolari.

ANDREA, uno dei due che avevano incontrato Gesù, incontra suo fratello SIMONE e lo conduce dal nuovo maestro.

È poi la volta di FILIPPO, il quale, a sua volta, racconta a NATANAELE la bellezza dell’incontro fatto. Natanaele è stato trasformato dall’incontro con Gesù perché in lui non c’è falsità. Si è accostato a Gesù con cuore sincero e semplice.

L’onestà di Natanaele, lodata anche da Gesù, non basta a salvarlo. Solo l’incontro con il profeta di Nazareth illumina il cuore di quel giusto che si sente conosciuto così profondamente.

Gesù, che legge nel cuore dell’uomo, riconosce la prontezza, la ricerca sincera e il desiderio di Natanaele di incontrarsi con lui. E, vedendolo arrivare così aperto e disponibile, lo previene e lo saluta come un autentico rappresentante d’Israele in cui non c’è falsità.

Natanaele sarebbe chiamato da Gesù “israelita”, cioè degno del nome di Israele, perché il suo nome significa “colui che vede Dio“, tanto che, a Natanaele viene promessa la visione degli angeli che scendono e salgono sul figlio dell’uomo.

Gesù conosce bene Natanaele, anche se lo incontra per la prima volta, perché egli conosce tutti e sa cosa c’è nel cuore dell’uomo.

E ne dà a Natanaele la prova di conoscerlo bene: egli l’ha visto quando era sotto il fico.

Anche qui facciamo attenzione al simbolismo.

Sedere sotto il fico significa meditare e insegnare la Scrittura.

Se ne deduce che Natanaele, è un uomo applicato allo studio della Scrittura che cerca e attende la venuta del Messia.

Anche mentre ascoltava la spiegazione delle Scritture, era accompagnato e sostenuto dallo sguardo amoroso di Dio.

Natanaele, toccato nell’intimo del suo cuore per la conoscenza che Gesù ha di lui (che può essere nota solo a Dio), riconosce in Gesù il Messia ed esclama “…Tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele“.

Con la sua fede nel Messia, Natanaele è già disposto ad un’ulteriore rivelazione di Gesù, che gli dice “Vedrai cose maggiori di queste!” che hai appena viste. È il Signore che affida loro la sua stessa missione.

Per questo, più avanti, dirà a Pietro e a tutti i discepoli che lo seguono che riceveranno cento volte tanto rispetto a quello che hanno lasciato.

Chiediamo oggi, agli arcangeli, di volgere il loro sguardo su di noi, di aiutarci a interpretare la volontà di Dio, di difenderci contro il maligno, di curare la nostra anima quando si ammala…

Perché il popolo credente trova in loro un indispensabile alleato nella sua quotidiana battaglia della fede.

Il male ci affascina ed è troppo grande per le nostre forze.

Il salmista ci ricorda “Chi potrà salire il monte del Signore?” (Sal 24,3).

E noi possiamo aggiungere: chi può vincere il male?

Senza la grazia di Dio e il sostegno degli angeli, non siamo capaci di affrontare questa battaglia, rischiamo di soccombere.

La fede ci rende umili, cioè consapevoli della nostra debolezza.

La certezza della vittoria finale s’intreccia con coscienza della debolezza.

Ricordiamo l’ammonimento dell’apostolo Pietro “…Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare” (1Pt 5,8).

L’umile invocazione è il primo passo da fare. Ogni giorno.

Ragioniamoci sopra…

Prega il Signore per me… Fratello che Leggi…

Sia Lodato Gesù, il Cristo!