08.07.2023 – SABATO XIII SETTIMANA P.A. A – MATTEO 9,14-17 “…verranno però i giorni…”

«Fermatevi nelle strade e guardate, informatevi circa i sentieri antichi, dove sta la strada buona e prendetela, così troverete pace per le anime vostre». Geremia 6,16

Pietro Saltarelli… il VECCHIO FARISEO COMMENTA…. “In illo tempore: dixit Iesus…”

Vedere approfondimenti sul nostro sito WWW.INSAECULASAECULORUM.ORG

Dal Vangelo secondo MATTEO 9,14-17

+ In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno. Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo porta via qualcosa dal vestito e lo strappo diventa peggiore. Né si versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si spaccano gli otri e il vino si spande e gli otri vanno perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l’uno e gli altri si conservano». Parola del Signore

Mediti…AMO

Il vino nuovo che Gesù ci porta fa scoppiare l’otre vecchio. Bisogna saper separare le cose.

Assai probabilmente, Matteo presenta queste parole di Gesù per orientare le comunità degli anni 80.

C’era un gruppo di giudei-cristiani che volevano ridurre la novità di Gesù al giudaismo di prima della venuta di Gesù.

Gesù non è contro ciò che è “vecchio“, ma nemmeno vuole che ciò che è vecchio si imponga a ciò che è nuovo e, impedisca al nuovo di manifestarsi.

Accade anche oggi con qualcuno che vuole rileggere il Vaticano II con la mentalità preconciliare, ma questo è assurdo e inconcepibile. Perché siamo chiamati ormai all’incontro con Dio che si rivela definitivamente in Gesù Cristo.

E questo incontro con il Dio di Gesù deve essere un incontro che ci cambia la vita. Dobbiamo provare un amore ancora più grande di quello che prova chi si innamora, e si sposa con la persona di cui è perdutamente innamorato.

Molte volte la Bibbia parla in questi termini del rapporto con Dio, come di uno sposo che prende con sé la sua amata sposa.

Perciò certi modi di vedere Dio come un giudice indifferente ed implacabile, come un misterioso potente incomprensibile nelle sue azioni, come il custode dell’ordine morale, sono zoppicanti e inadeguati.

Cercare di conservare quest’idea di Dio e di sovrapporla a quella innovativa di Gesù è un inutile rattoppo. Indossiamo il vestito nuovo della festa, piuttosto, per capire la straordinaria novità che Gesù è venuto ad inaugurare!

Troppe volte anche noi cristiani abbiamo nel cuore un’idea stantia e vecchia di Dio che mal si adatta all’annuncio evangelico…

Chiediamo allo Spirito Santo di aiutarci a cambiare prospettiva, a cambiare radicalmente di mentalità. Lo sposo è con noi, e la vita è diventata una festa.

Certo, non è ancora la pienezza, e certi giorni sono faticosi e tristi e richiedono maggiore preghiera e digiuno, ma il cuore già danza.

Veniamo al testo. Il digiuno è un’usanza assai antica, praticata da quasi tutte le religioni. Gesù stesso la praticò per 40 giorni (Mt 4,2).

MA NON INSISTE CON I DISCEPOLI AFFINCHÉ FACCIANO LA STESSA COSA. LI LASCIA LIBERI.

Per questo, i discepoli di Giovanni Battista e dei farisei, che erano obbligati a digiunare, vogliono sapere perché Gesù non insiste con i suoi discepoli nel digiuno “…noi e i farisei digiuniamo. Perché i tuoi discepoli non digiunano?

Ma i  discepoli  di  Giovanni  si  mettono  a  confronto  con  i  discepoli  di Gesù,  senza  essere  capaci  di  maturare  realmente  in  un  rispetto di  se  stessi  che  comporta  il  rispetto  per  gli  altri.

NON CI SONO DIRITTI UMANI, NON CI SONO REGOLE PER LA GRAZIA DIVINA.

Dio è libero, è generoso, e noi dobbiamo accettare questa generosità stupenda e sconcertante, che si diverte, per così dire, a fare ciò che nessuno si aspetta.

Veramente “ha rovesciato i potenti dai troni e ha innalzato gli umili, ha ricolmato di beni gli affamati e ha rimandato i ricchi a mani vuote“: chi pensava di aver diritto alla grazia divina non l’ha ricevuta, mentre essa si è riversata su chi non accampava diritto alcuno.

Dobbiamo proprio abbandonare le nostre categorie mentali di meriti, di diritti, per aprirci in semplicità e umiltà alla novità della grazia.

Dal punto di vista del vangelo, il centro dell’attenzione e la preoccupazione più importante per ogni discepolo È IL RISPETTO PER GLI ALTRI EVITANDO OGNI FORMA DI GIUDIZIO AFFRETTATO E, TALORA, SUPERFICIALE.

È un lavoro sempre da ricominciare, perché sempre ricadiamo nella piccola logica della nostra mente: siamo fedeli, quindi meritiamo LA GRAZIA, Dio deve darci qualche cosa.

Ma Dio non si lascia imprigionare nella logica umana.

Gli operai dell’ultima ora, di quella stupenda parabola narrata da Gesù, in un altro contesto, sono pagati per primi e ricevono quanto gli altri, che hanno sopportato la fatica e il caldo di tutta la giornata. È certamente uno scandalo. Ma il padrone della vigna non si scompone “…forse non posso fare del mio quello che voglio?“.

Abituiamoci a questo modo di agire di Dio e siamo contenti della fantasia divina, che dà molto a quelli che non lo meritano, ai peccatori, che preferisce i piccoli.

I grandi devono umiliarsi: allora anche loro riceveranno molto, non per i loro meriti, ma perché si sono messi al livello dei piccoli.

E’ una lezione importante, che viene sottolineata anche da san Paolo quando scrive che Dio è libero nei suoi doni:

ha amato Giacobbe ed odiato Esaù;

ha scelto ciò che non è, cioè gli umili, i poveri, i deboli e a loro ha dato la sua forza, la sua grazia, il suo amore.

La nostra anima deve essere libera, gioiosa, deve danzare nella libertà, e non rinchiudersi nella grettezza dei nostri vergognosi calcoli umani.

Solo così possiamo testimoniare la gioia dei FIGLI DI DIO, per l’inedita generosità del Padre celeste.

Fratelli e Sorelle. Gesù inaugura il tempo messianico, che è tempo delle nozze, già prefigurato dai profeti, è tempo di gioia.

I discepoli non digiunano, PERCHÉ IL CRISTO È CON LORO.

Questo è per il presente, ma per il futuro Gesù prevede che “verranno però giorni nei quali lo sposo sarà loro tolto e allora digiuneranno”.

Afflizione e digiuno vanno di pari passo, e la pratica ascetica del digiunare caratterizzerà i giorni nei quali “lo sposo sarà tolto”.

PER IL TEMPO CHE CORRE TRA IL MOMENTO IN CUI LO SPOSO CI VIENE TOLTO E IL SUO RITORNO, IL DIGIUNO ACQUISTA UN NUOVO SIGNIFICATO: NON È SOLTANTO PRATICA DI PENITENZA, È ATTESA, DISPONIBILITÀ PER UN INCONTRO PIÙ SIGNIFICATIVO.

Così ci sentiamo otri nuovi perché, evidentemente, la gioia del Vangelo è già in noi e in questo senso dobbiamo essere novità per l’ambiente in cui viviamo.

E ci sentiamo contemporaneamente otri ancora vecchi –in un atteggiamento di penitenza – PERCHÉ NESSUNO DI NOI PUÒ DIRE DI ESSERE GIÀ STATO COMPLETAMENTE RAGGIUNTO DAL VANGELO.

Nessuno come il cristiano deve continuamente vivere in questi due ruoli: UN EVANGELIZZATO CHE EVANGELIZZA, E NEL MEDESIMO TEMPO UN UOMO ANCORA DA EVANGELIZZARE.

Una ultima precisazione storico-biblica, per meglio chiarire il senso del vero digiuno.

È sempre fortissima la tentazione nell’uomo, di voler ridurre la novità del Vangelo, a delle pratiche religiose attinte dalla tradizione, CHE NEANCHE IL SIGNORE HA MAI APPROVATO.

Se leggiamo con attenzione il profeta Isaia, noteremo che il Signore chiede all’uomo ben altro digiuno.

GLI CHIEDE IL DIGIUNO DA OGNI FORMA DI PECCATO CONTRO IL SUO SIMILE.

Non peccare contro Dio in modo diretto potrebbe essere alquanto facile.

Certamente è vero che ogni trasgressione dei comandamenti costituisce un peccato contro Dio, perché è un peccato contro la sua volontà, i suoi ordini, i suoi statuti.

Non è però un peccato diretto contro di Lui come quello che si commette violando i primi tre comandamenti.

MA NON PECCARE CONTRO L’UOMO È VERAMENTE IMPOSSIBILE.

Contro l’uomo pecchiamo con omissioni, con pensieri, con parole, con opere, con lo sguardo, con il tatto, con ogni parte del nostro corpo, del nostro spirito della nostra anima.

Con tutto il nostro essere si pecca contro i fratelli.

Ebbene cosa desidera il Signore come vero, autentico, religioso digiuno? ASTENERSI DA OGNI PECCATO CONTRO IL NOSTRO PROSSIMO (Is 58, 2-14). 

Se già molti secoli prima il Signore AVEVA SCRITTO LA LEGGE DELL’AMORE COME VERO DIGIUNO DA PRATICARE, PUÒ GESÙ IMPRIGIONARE IL SUO VANGELO, CHE È LA PERFETTA NOVITÀ DELL’AMORE VERO, PURO, SANTO, UNIVERSALE, IN DEI CIBI E IN DELLE BEVANDE DA CUI ASTENERSI?

Ragioniamoci sopra…

Il Signore IDDIO ti Benedica

E tu Prega il Signore per me… Fratello che Leggi…

e ti prego di condividere se ciò che hai letto è stato di tuo gradimento!

Sia Lodato Gesù, il Cristo!