07.12.2023 GIOVEDI’ SANT’AMBROGIO VESCOVO DI MILANO – MATTEO 7,21.24-27 “…chi fa la volontà del Padre mio, entrerà nel regno dei cieli”.

«Fermatevi nelle strade e guardate, informatevi circa i sentieri antichi, dove sta la strada buona e prendetela, così troverete pace per le anime vostre». Geremia 6,16

Pietro Saltarelli… il VECCHIO FARISEO COMMENTA…. “In illo tempore: dixit Iesus…”

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Dal Vangelo secondo MATTEO 7,21.24-27

+ In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande». Parola del Signore

 

Mediti…AMO

Aurelio Ambrogio (Treviri, Germania, c. 340 – Milano, 4 aprile 397), meglio noto come SANT’AMBROGIO, di famiglia romana cristiana, governatore delle province del nord Italia, fu acclamato vescovo di Milano il 7 dicembre 374.

è stato un funzionario, vescovo, teologo, scrittore e santo romano, una delle personalità più importanti nella Chiesa del IV secolo.

È venerato come santo da tutte le chiese cristiane che prevedono il culto dei santi; in particolare, la Chiesa cattolica lo annovera tra i quattro dottori della Chiesa d’Occidente o padri della Chiesa occidentale, insieme a San Girolamo, sant’Agostino e san Gregorio I papa, detto San Gregorio Magno.

Rappresenta la figura ideale del vescovo, pastore, liturgo e mistagogo.

Le sue opere liturgiche, i commentari delle Scritture, i trattati ascetico-morali restano memorabili documenti del magistero e dell’arte di governo.

Guida riconosciuta nella Chiesa occidentale, in cui trasfonde anche la ricchezza della tradizione orientale, estese il suo influsso in tutto il mondo latino.

In epoca di grandi trasformazioni culturali e sociali, la sua figura si impose come simbolo di libertà e di pacificazione.

Diede particolare risalto pastorale ai valori della verginità e del martirio.

Quando divenne vescovo (nel 374), adottò uno stile di vita ascetico, elargì i suoi beni ai poveri, donando i suoi possedimenti terrieri (eccetto il necessario per la sorella Marcellina).

Uomo di grande carità, tenne la sua porta sempre aperta, prodigandosi senza tregua per il bene dei cittadini affidati alle sue cure.

Ad esempio, Sant’Ambrogio non esitò a spezzare i Vasi Sacri e ad usare il ricavo dalla vendita per il riscatto di prigionieri.

Di fronte alle critiche mosse dagli ariani per il suo gesto, egli rispose che «è molto meglio per il Signore salvare delle anime che dell’oro. Egli infatti mandò gli apostoli senza oro e senza oro fondò le Chiese.]

I sacramenti non richiedono oro, né acquisisce valore per via dell’oro ciò che non si compra con l’oro» (De officiis, II, 28, 136-138)

La sua sapienza nella predicazione e il suo prestigio furono determinanti per la conversione nel 386 al cristianesimo di Sant’Agostino, di fede manichea, che era venuto a Milano per insegnare retorica.

Ambrogio fece costruire varie basiliche, di cui quattro ai lati della città, quasi a formare un quadrato protettivo, probabilmente pensando alla forma di una croce. Esse sono la:

  • basilica di San Nazaro (sul decumano, presso la Porta Romana, allora era la Basilica Apostolorum),
  • basilica di San Simpliciano, detta Basilica Virginum, ossia basilica delle vergini (sulla parte opposta),
  • basilica di Sant’Ambrogio (collocata a sud-ovest, era chiamata originariamente Basilica Martyrum in quanto ospitava i corpi dei santi martiri Gervasio e Protasio rinvenuti da Ambrogio stesso; accoglie oggi le spoglie del santo)
  • basilica di San Dionigi (Basilica Prophetarum).

Il ritrovamento dei corpi dei santi martiri Gervasio e Protasio è narrato dallo stesso Ambrogio, che ne attribuisce il merito ad un presagio, per il quale egli fece scavare la terra davanti ai cancelli della basilica (oggi distrutta) dei santi Nabore e Felice.

Al ritrovamento dei corpi seguì la loro traslazione (secondo un rito importato dalla Chiesa orientale) nella Basilica Martyrum; durante la traslazione, si racconta (è lo stesso Ambrogio a riportarlo) che un cieco di nome Severo riacquistò la vista.

Il ritrovamento del corpo dei martiri da parte del vescovo di Milano diede grande contributo alla causa dei cattolici nei confronti degli ariani, che costituivano a Milano un gruppo nutrito e attivo, e negavano la validità dell’operato di Ambrogio, di fede cattolica.

Ambrogio fu autore di diversi inni per la preghiera, compiendo fondamentali riforme nel culto e nel canto sacro, che per primo introdusse nella liturgia cristiana, e ancor oggi a Milano vi è una scuola che tramanda nei millenni questo antico canto.

Ma veniamo al testo evangelico odierno.

Fratelli e Sorelle, ci prepariamo al Natal, in atteggiamento di fecondo ascolto cristiano.

Perché DALL’ASCOLTO NASCE LA FEDE, perché è IL VERBO CHE SI FA CARNE e anche le nostre parole diventano concretezza e manifestano emozioni, sentimenti, passione, decisioni.

La SUA PAROLA instaura relazioni, le rafforza, le mette in crisi.

E mai dobbiamo dimenticare che LA NOSTRA FEDE SI BASA SULL’ASCOLTO DELLA PAROLA DI DIO, che, nei tempi forti, avvento e quaresima, si fa ancora più intensa.

E, di conseguenza, un ascolto che diventa concretezza, determinazione, volontà di cambiamento, porta alla nostra CONVERSIONE VERA.

DIO-ROCCIA È IL FONDAMENTO SU CUI NOI SIAMO CHIAMATI A COSTRUIRE LA NOSTRA VITA E IL REGNO DI DIO, GIA’ QUI ED ORA.

Per un popolo, come l’Antico israele, abituato alle sabbie del deserto, la roccia salda è un’immagine plastica, suggestiva.

E QUESTA ROCCIA È CRISTO, PIETRA ANGOLARE SULLA QUALE IL PADRE VUOLE COSTRUIRE LA «CITTÀ FORTE».

E questo ci fa capire, Fratelli e Sorelle, che i discorsi di circostanza, che tutti abbiamo imparato a memoria, non servono assolutamente a nulla.

E nemmeno servono quelle POCHE, SPORADICHE, RARISSIME, BUONE INTENZIONI, che accendono in noi un barlume di senso di colpa, che viene subito spento, perchè travolto dagli impegni della quotidianità.

MENTRE, IL VERO CRISTIANO, È COLUI CHE, NELL’IMPEGNO DI ATTIVITÀ NEL MONDO, NON PERDE I CONTATTI CON IL FONDAMENTO DIVINO.

Si tratta di acquisire la vera saggezza.

E, l’unica, la sola, certa, vera, fonte di saggezza È LA PAROLA DI DIO ESPRESSA NELLA LEGGE DI DIO.

LA VERA SAGGEZZA CONSISTE NELL’UDIRE E PRATICARE LA PAROLA DI DIO (Lc 11,28).

Allora io chiedo ogni giorno al Signore:

  • “fà o Signore che la tua parola sia lampada ai miei passi e luce sul mio cammino. Sia quel faro che orienta le mie scelte, ogni istante della mia vita e corrisponda, quale incontro, tra la mia e la tua volontà di bene, perché la casa della mia vita sia costruita sulla roccia sicura. Non basta dire “Signore, Signore!” L’importante non è dire belle parole su Dio, bensì fare la volontà del Padre e quindi essere una rivelazione del suo amore e della sua presenza nel mondo”.

Fratelli e Sorelle, dobbiamo stare bene attenti al più subdolo dei pericoli del nostro tempo: LA SCHIZOFRENIA DELLA FEDE, che ormai si è diffusa tra gli uomini del nostro tempo, come LA PIU’ TRISTE MALATTIA RELIGIOSA, che contagia assolutamernte tutti.

Infatti ascoltiamo la Parola di Dio, la domenica a Messa, poi, usciti fuori, facciamo esattamente il contrario di ciò che abbiamo ascoltato.

Belle le Beatitudini, belle per un santo, per un monaco di clausura, ma nel mio ufficio… altro che “beati i miti!”.

Bella la figura di Gesù, ma nel mio condominio altro che “beati i poveri in spirito!”

Il rischio di annacquare il Vangelo fino ad annegarlo nell’oceano dell’interesse e del “politically correct”, è reale e diffuso e dobbiamo essere costantemente orientati alla volontà del Padre, se vogliamo evitare la MORTE DELLA NOSTRA VITA CRISTIANA.

Ecco allora che le NOSTRE PAROLE NON BASTANO, per la nostra salvezza.

Anzi, a volte sono pericolose perché ci chiudono in una falsa sicurezza o diventano una maschera che nasconde il nostro vero volto.

Gesù ci insegna che l’albero si ri-conosce dai frutti (Mt 7,16).

Egli chiede perciò una più stretta coerenza tra le parole e la vita.

Possiamo essere anche noi come quel fico che Gesù maledice perché lo trova pieno di foglie ma privo di frutti (Mt 21,19).

Con la parola annunciamo la verità e con la vita la soffochiamo.

“È meglio essere cristiano senza dirlo, che proclamarlo senza esserlo”, scrive il Santo Vescovo, IGNAZIO DI ANTIOCHIA, all’inizio del secondo secolo.

Il grande monaco CHARLES DE FOUCAULD, di cui si è celebraTO il centenario della morte il 1 dicembre 1916-2016, scrisse:

  • “L’ora meglio impiegata della nostra vita è quella in qui maggiormente amiamo Gesù”.

È LA VITA CHE DEVE DIVENTARE PAROLA DI DIO, OVVERO UNA PICCOLA LUCE CHE LASCIA INTRAVVEDERE IL MISTERO DI DIO.

Ragioniamoci sopra…Pace e Bene!

Il Signore IDDIO ti Benedica

Prega il Signore per me, Fratello che Leggi…

…e ti prego di condividere, se ciò che hai letto è stato di tuo gradimento!

Sia Lodato Gesù, il Cristo!