01.02.2023 MERCOLEDI’ 4 SETTIMANA P.A. A – MARCO 6,1-6 “Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria”.

«Fermatevi nelle strade e guardate, informatevi circa i sentieri antichi, dove sta la strada buona e prendetela, così troverete pace per le anime vostre». Geremia 6,16

Pietro Saltarelli… il VECCHIO FARISEO COMMENTA…. In illo tempore: dixit Iesus…

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Dal Vangelo secondo MARCO 6,1-6

In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità. Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando. Parola del Signore

 

Mediti…AMO

La visita di Gesù nella sua patria è un avvenimento penoso che riprende il tema della mancanza di fede del popolo ebraico.

La FEDE vera è necessaria perché il Signore possa agire liberamente e donare abbondantemente la sua Grazia.

La sua fama si era diffusa ben oltre la Galilea e aveva raggiunto persino Gerusalemme, per questo in molti erano accorsi nella sinagoga per ascoltare le parole del loro concittadino.

Tutti i presenti, nonostante lo conoscessero bene, restarono stupiti delle parole che uscivano dalla sua bocca. E si erano posti anche la domanda giusta, quella che dovrebbe aprire alla Fede “…da dove gli vengono tali cose?”.

Se avessero ricordato le antiche parole rivolte dal Dio Altissimo a Mosè “Il Signore tuo Dio susciterà per te, in mezzo a te, fra i tuoi fratelli un profeta pari a me; a lui darete ascolto” (Dt 18 15), avrebbero accolto non solo le parole ma lo stesso Gesù come inviato di Dio.

Purtroppo, gli abitanti di Nàzareth si bloccarono davanti al carattere ordinario della sua presenza: non è così che essi immaginavano un inviato di Dio.

Pensarono che un profeta dovesse avere i tratti della straordinarietà e del prodigioso, e che i suoi tratti dovessero mostrare la forza e la potenza umana.

Gesù, invece, si era presentato loro come un uomo normale, proveniente da una famiglia davvero normale, né ricca né indigente.

Non sembra godesse di particolare stima da parte dei cittadini di Nazareth “Non è il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Joses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?” continuano a chiedersi gli ascoltatori nella sinagoga.

Insomma, per i nazareni Gesù non ha assolutamente nulla che possa distinguerlo da loro.

Gli riconoscono certamente una notevole sapienza e una rilevante capacità taumaturgica, ma la vera questione è che essi non possono tollerare che parli con autorità sulla loro vita e sui loro comportamenti.

Ecco perché la meraviglia si trasforma subito in scandalo “…si scandalizzavano di lui”, aggiunge l’evangelista. E quel che sembrava un trionfo divenne un totale fallimento.

Una cosa sola non riuscirono a sopportare: che un uomo come lui, che tutti conoscevano benissimo, potesse però avere autorità su di loro, ossia che pretendesse IN NOME DI DIO un cambiamento della loro vita, del loro cuore, dei loro sentimenti.

Tutto ciò non potevano accettarlo da un uomo “normale”, appunto, da uno di loro.

Per poter parlare di Dio, Gesù avrebbe dovuto essere diverso da loro!

Così anche noi, molto facilmente, possiamo fermarci alle apparenze e non riconoscere l’intervento di Dio IN MEZZO A NOI.

E facciamo tanta fatica a vedere, con uno sguardo nuovo, le persone che ci stanno accanto, delle quali presumiamo di conoscere ogni aspetto.

Facciamo tanta fatica ad accogliere la Parola di Dio, senza giudicare chi la pronuncia, come se la validità della stessa fosse necessariamente legata alle labbra di chi la proclama…

L’episodio va al di là del rifiuto di un piccolo paese della Galilea: prefigura il rifiuto dell’intero Israele (Gv 1,11). Che un profeta sia rifiutato dal suo popolo non è una novità: c’è perfino un proverbio che lo dice.

È un proverbio nato da una lunga esperienza che ha accompagnato tutta la storia d’Israele, che trova la sua più clamorosa dimostrazione nella storia del Figlio di Dio e che continuerà a ripetersi puntualmente nella storia successiva.

Dio è sempre dalla parte dei profeti, eppure i profeti sono sempre rifiutati; gli uomini di Dio, i giusti, sono sistematicamente tolti di mezzo, salvo poi costruire loro sepolcri e monumenti tardivi (Lc 11,47-48).

  • “E non vi poté operare nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi ammalati e li guarì”.

I miracoli di Gesù sono una risposta alla sincerità dell’uomo che cerca la verità; non sono il tentativo di forzare, in ogni modo, il cuore dell’uomo.

Diversamente dagli uomini, Dio non usa la violenza per imporre i propri diritti.

E neppure fa miracoli per permettere agli uomini di esimersi dal rischio e dalla fatica del credere.

Anche a Nàzareth Gesù ha cercato i malati e i poveri, uomini che rappresentano sono il buon terreno arato dalla sofferenza e irrigato dalle lacrime: in essi, il seme della Parola, quando viene accolto, produce molto frutto.

Nella sua città purtroppo il bilancio è deludente, ma non fallimentare.

A Nàzareth tutti si sono scandalizzati di Gesù. TUTTI GLI UOMINI INCIAMPANO E CADONO DAVANTI ALLA GRANDEZZA DELL’AMORE DI UN DIO CHE SI FA PICCOLO E INSIGNIFICANTE. TUTTI RIFIUTANO UN DIO LA CUI SAPIENZA È LA FOLLIA E L’IMPOTENZA DELL’AMORE.

E quindi, Gesù, come ogni profeta, è trattato come uno straniero nella sua patria.

Ed è straniero proprio perché il profeta non ha patria e le sue parole, la sua sapienza, il suo smisurato amore possono venire solamente da altrove.

Nàzareth siamo ognuno di noi, con la nostra logica, la nostra miseria, i nostri convincimenti, i nostri interessi e le nostre certezze che molto spesso sono semplicemente le nostre tante paure che ci abitano.

Il conflitto è tra lo straordinario e il quotidiano, tra la logica del buon senso, spesso a buon mercato e L’INEFFABILE MISTERO DEL DISEGNO DI DIO, che è l’anima dei profeti e dei sognatori.

Ma questo è lo scandalo dell’incarnazione:

  • Dio agisce attraverso l’uomo, con tutta la pochezza e la debolezza della carne;
  • Dio non si serve di gente fuori dal comune, ma di persone qualsiasi; non si presenta con prodigi o parole stravaganti, bensì con la semplice parola evangelica e con i gesti concreti della carità.

Gesù non può agire con potenza, non può neanche fare il bene, perché non c’è Fede in lui da parte dei presenti.

Che torto aveva Gesù?

Rispetto a quei “suoi”, CAMMINAVA TROPPO AVANTI AGLI ALTRI, TENEVA UN PASSO TROPPO VELOCE, VEDEVA TROPPO LONTANO, AVEVA LA PARRHESÍA, IL CORAGGIO DI DIRE CIÒ CHE GLI ALTRI NON DICEVANO, OSAVA PENSARE CIÒ CHE GLI ALTRI NON PENSAVANO, E TUTTO QUESTO RESTANDO UMANO, TROPPO UMANO.

Ecco ciò che attende chiunque abbia ricevuto un dono da Dio, anche solo una briciola di profezia: diventa insopportabile, e comunque è meglio non concedergli fiducia…

Gesù “si stupisce della loro mancanza di fede (apistía)”, ma tuttavia non demorde: continua la sua missione andando altrove, sempre predicando e operando il bene.

Ragioniamoci sopra…

Prega il Signore per me… Fratello che Leggi…

Sia Lodato Gesù, il Cristo!